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    PATRIMONIO NATURALE

    L'ECOT

        "Aux limites de la vie, gardien du souvenir de la ténacité des hommes, face à l'isolement et à une nature austère, assoupi sur ma dalle, mon échine hérissée de lauzes, brûlé par le soleil, patiné par les tempêtes, je surveille la vallée, fatigué par les siècles".

        Secondo la tradizione orale, il popolamento dell'alta vallata è il risultato di pastori provenienti dalla Val d'Aosta durante la bella stagione che sono divenuti sedentari progressivamente durante il Medio Evo.

        Le Mollard (che è il gruppo di abitazioni in rovina molto primitive a monte della cappella) risale ad epoche ben più remote, avendo conosciuto la presenza dell'uomo già nella preistoria (pietra a cupola).

        La cappella di Santa Margherita è datata intorno al XII secolo nella sua attuale forma. La cappella Saint-Clair, vicino alla diga, è stata sconsacrata e svuotata dai suoi ornamenti religiosi per servire da alloggio ad un gruppo armato rivoluzionario.

        Il deterioramento climatico che si accelera alla fine del XV secolo, gonfia i ghiacciai, ostruisce il passaggio dei colli, invade gli alti valloni. Le valanghe precipitano giù dalle discese. Gli inverni che si susseguono sono sempre più rigidi: le piccole abitazioni sparse si raggruppano ai piedi della cappella e si coprono di tegole.

       Questa deriva climatica raggiunge l'apice all'inizio del XVII secolo : gli " orribili ghiacciai " sono sul fondo della vallata.
       Una vera e propria civiltà del cereale (orzo e segale) si installa progressivamente : bisogna nutrirsi durante degli inverni sempre più lunghi. Queste colture ricoprono completamente il fondo della vallata e gran parte delle pendici. Viene utilizzato il più piccolo ripiano, delle reti di irrigazione estremamente regolamentate accelerano la crescita e aumentano il rendimento.

       I "covoni" di cereali sono colpiti su delle lastre lisce, il vento porta via le impurità. Sono in funzione tre mulini ad acqua. Un forno cuoce il pane, per ogni famiglia, a turno. Il pane di segale, duro e secco, si conserva per mesi. Le focacce d'orzo sono ricotte nella zuppa (o il latte) e servono a confezionare delle pietanze ad alto valore nutritivo. Carni salate e formaggi sono conservati in queste piccole costruzioni (salers) disposte a cavallo sul ruscello che attraversa il villaggio.

        Durante l'inverno delle miniere di ferro e di piombo sono sfruttate al riparo dalle intemperie.

        Gli animali domestici sono poco numerosi : fino al XIX secolo, una famiglia possiede circa due mucche, impiegate come animali da traino per lavorare, una quindicina di pecore da traino, che danno lana e combustibile (grobons) e un maiale.

    La vista della pietra è un segno di miseria. Le abitazioni sono rivestite di calce tinteggiata, travi e architravi sono di colore pastello. Una volta abbattuti gli ultimi larici per le costruzioni e le miniere, la valle diventa completamente spoglia. Poiché l'ombra è nemica delle colture, viene conservato solo qualche ciuffo arcosses (cespugli) il cui taglio è severamente regolamentato per l'alimentazione del forno per il pane.

    Due timori assillano costantemente il villaggio malgrado il suo isolamento al di fuori dei grandi colli alpini :

    • Il passaggio di soldatesche incontrollate, veri e propri predatori senza fede né legge,
    • La peste, che è considerata una punizione di Dio. Il controllo vigile dei viaggiatori porta a respingere gli "infetti".

    Le stagioni si susseguono immobili. Alla fine dell'inverno, gli abitanti del villaggio :

    • "interrano" la neve sui campi per incrementare la fonte
    • puliscono i campi dalle pietre portate dalle valanghe,
    • portano il concime sulle spalle,
    • tagliano in quadrati lo sterco calpestato durante l'inverno dai montoni (messo a seccare sui balconi)
    • lavorano, seminano, falciano o mietono, battono o fondono, cuociono il pane,
    • spostano i pascoli dei montoni per fertilizare il suolo prima della neve,
    • strappano con le mani gli ultimi ciuffi d'erba ("brosse") nelle rocce,
    • staccano le tegole dalla montagna (li faranno poi scivolare sulla neve verso la vallata in primavera)
    • dissotterrano le marmotte addormentate : la loro carne viene salata e viene ricavato dell'olio dal loro grasso.

    Alcune piante raccolte sono destinate alle cure, le radici per filtrare il latte, il sorbo per produrre acquavite, la betulla per le scope, l'incenso per disinfettare e profumare le abitazioni. L'acero per le slitte.

        Il suolo si gela, la neve cade. Ci si ritrova in una stanza unica, uomini e animali, alla luce delle lampade a olio. Si costruiscono dei piccoli mobili, degli arnesi, delle stoviglie, si tessono delle lenzuola doppie.

    Il tempo scorre, regolato dalle lune, le superstizioni, la religione e la vita collettiva, aspettando il ritorno della primavera.

    L'apogeo del villaggio dell'Écot è raggiunto verso il 1800 (120 abitanti) : il villaggio entra nell'epoca moderna, molti espatriano durante la cattiva stagione, la vita in autarchia sparisce progressivamente.

        In questo gelido piccolo angolo del mondo, nelle ombre e nella luce del mondo medievale, piegati dagli elementi, questi montanari hanno saputo creare una micro-società perfettamente adattata.

        Ci lasciano le loro case di pietra silenziosa, così come i percorsi di lastre di granito usati per camminare.

        L'Écot, una delle più alte frazioni della Francia, vi si presenta nella sua verità. Essa rappresenta la memoria degli uomini dei secoli passati, noi ne siamo ora i custodi.

     

    IL COLLE DELL'ISERAN

    Uno dei più alti d'Europa - 2770 metri
    Attraversato dal Parco Nazionale della Vanois
    e

        Uno degli alti siti del turismo savoiardo, il colle dell'Iseran permette di attraversare la montagna della Val d'Isère verso Bonneval Sur Arc, dalla Tarentaise verso la Maurienne. Un colle che gli abitanti dei 2 comuni oltrepassavano con i muli per i loro scambi commerciali.
        E' all'inizio del secolo che nacque il progetto di una strada turistica che attraversasse le Grandi Alpi tra Nizza e Evian, e questa strada sarebbe dovuta passare attraverso il colle dell'Iseran. La strada del colle fu inaugurata nel 1937 dal Presidente della Repubblica Albert Lebrun dopo 6 anni di lavori.

       Anche se è chiusa d'invero, la strada dell'Iseran attira numerosi turisti nei tre mesi estivi in cui è aperta. Essa rappresenta anche un alto luogo del Tour de France.

       La strada offre degli splendidi panorami poiché la maggior parte della traversata si svolge all'interno del Parco Nazionale della Vanoise. Ciò significa che i paesaggi, la fauna e la flora sono completamente protetti. Ci sono dei segnali che lo comunicano, si può guardare solo con gli occhi. La flora del settore dell'Iseran è d'altronde una delle più ricche e delle più diversificate d'Europa. La strada sale in un paesaggio grandioso di alta montagna. Si ammirano splendide vedute sui ghiacciai di circo delle fonti dell'Arc, sul monte Pourri e la Grande Motte, sul circo delle Evettes dove padroneggiano l'Albaron e i due Ciamarella.

       Sul colle anche la cappella Notre Dame de Toute Prudence è stata costruita dall'architetto Novarina. Una statua della vergine domina l'atrio, opera in marmo di Edgar Delvaux.

       Sul versante rivolto verso la Maurienne, la strada sale nel vallone della Lenta. In questo vallone dove gli abitanti di Bonneval continuano a tenere dei prati di falciatura, c'era un tempo una miniera di ferro. Nel 1567, un testo che parlava della franchigia di Bessans (Bonneval era allora una frazione di Bessans) vietava di fondere il minerale con il legno della regione. Ciò si può facilmente capire conoscendo la rarità degli alberi nell'alta vallata. Il minerale era trasportato sul dorso dei muli attraverso i colli Gérard (3091m) e di Séa (3058 m) in direzione della fonderie piemontesi.

       Se oltrepassare il colle dell'Iseran è un classico per un automobilista, ciò non deve impedire di stare in guardia. Siete in alta montagna e bisogna raddoppiare la prudenza. La traversata si può fare dalla Val d'Isère verso Bonneval o nell'altro senso. In ogni caso è meraviglioso. Bisogna fermarsi lungo il cammino per ammirare il paesaggio e fare due passi.

       Non dimenticate poi che siete nel Parco della Vanoise : non si colgono i fiori, non si lasciano carte sporche, non vi si porta il proprio cane, non si campeggia...

       Sul versante di Bonneval, è bello fermarsi sul vallone verdeggiante della Lenta. Il panorama vi presenta le cime della frontiera e i loro enormi ghiacciai, in particolarel'Albaron e la punta di Charbonnel, sul colle vi consigliamo di andare a vedere la cappella. È possibile arrampicarsi sulla punta di Lessières attraverso un sentiero ripido da cui il punto di vista è ancora più spettacolare. Bisogna contare un'ora per raggiungere la cima, ben calzata. Non cimentarsi in quest'impresa se il tempo è incerto.


    LES EVETTES
     
       Nelle zone fredde di alta montagna dove le precipitazioni cadono sotto forma di neve durante tutto l'anno, nascono i ghiacciai. Essi derivano dall'accumulo e dallo stoccaggio della neve nel corso degli anni e si presentano sotto forma di circhi. Vengono chiamati anche bacini di alimentazione dei ghiacciai.
       Il ghiaccio deriva dalla trasformazione della neve sotto l'influenza della pressione e dei cambiamenti di temperatura. Sotto l'effetto della pesantezza, il ghiacciaio, sotto forma di lingua ghiacciata, ha la tendenza a scendere verso valle dove si scioglie. (ablazione). Per la lentezza del suo movimento, dà l'illusione dell'immobilità. Ma da diversi punti di riferimento è possibile stabilirne la velocità. Quella del ghiacciaio delle Evettes è di 80 m circa all'anno. Questo ghiacciaio possiede un ampio bacino di alimentazione largo 3500 m., disposto ad anfiteatro, al di sopra dei 2900 m. Rappresenta circa 270 ha. Questo ghiacciaio resta uno dei più bei ghiacciai di circo delle Alpi occidentali, per il suo sito selvaggio anche se accessibile, il blu smeraldo dei laghi e dei laghetti dove in privavera esplode la sinfonia dei colori e dei fiori e del prato alpino.
       Il ghiacciaio delle Evettes possiede la mappa delle acque più ricca e complessa delle Alpi occidentali. Una rete confusa di acque correnti e ferme ha dato al ghiacciaio il suo nome : evettes, diminutivo di "éve", acqua. Questo piano rappresenta il fondo di un importante lago recentemente seccato, di forma circolare, che figurava ancora su una mappa del 1773. mappe e fotografie aeree e terrestri scattate in epoche diverse, documentano l'instabilità di questa zona. Ai giorni nostri, le acque sono deviate verso est con un torrente che si getta 100 m. più in basso nell'impressionante cascata della Reculaz e un laghetto dalle acque chiare si situa sulla riva.

    LA FLORA DELLE EVETTES

       Il massiccio dell'Evettes, considerandolo dall' Ecot (2027 m) fino ai limiti dei ghiacciai (2588 m), possiede una flora tra le più ricche e concentrate delle Alpi francesi settentrionali. Questo cumulo è dovuto a diversi fattori.

       La posizione a cerniera sulla dorsale delle Alpi ha permesso1'scambio o reintroduzione di piante che si trovano piuttosto nel massiccio piemontese del Gran Paradiso. (Sene cono uniflora o Valeriana celtica). L'altitudine gioca a favore di una flora boreale o artico-alpina, vestigia delle antiche glaciazioni. La sassifraga a foglie opposte o la più rara Toffieldie si mantengono grazie a questo ambiente elevato. Il suolo, per la sua costituzione, permette una flora contrastata: lo gneiss vicino all'Ecot accoglie delle piante acidofile (primula pedemontana). I suoli basici delle rocce verdi del circo delle evettes accolgono dei raggruppamenti di basohiles come Genepì o i salici nani. L'innevamento prolungato, il gelo e il freddo, così come il vento secco, selezionano severamente le piante installate in questo biotopo.
       Il sito delle Evettes ha subito meno l'influenza umana rispetto agli alpeggi o alle vie di passaggio, come il Monte Ceniso. Vergine di costruzioni, sfruttato soprattutto per la pastorizia, per i carichi da transito e per le installazioni militari, il primo rifugio del Club Alpino Francese, poiché è stato costruito solo nel 1906, la flora è stata protetta fino a quel giorno.

       D'altra parte, essendo il sito classificato, la minaccia di vedere il sito annegato in vista di un blocco idro-lettrico è definitivamente allontanata, mentre sul Monte Ceniso delle specie rare sono scomparse sotto le acque. I primi dati flogistici riguardanti le Evettes risalgono all'inglese Harald Stuart Tompson. Nel 1901, al momento del suo passaggio, notò il rarissimo Sénecon uniflora, endemico dell'Alta Maurienne, poiché la sua zona è soprattutto piemontese (Gran Paradiso). Nel 1908, Nisius Roux di Lyon nota la Valeriana celtica che, come il Sénecon, è molto rara, e cresce solo tra i 2000 e i 3000 metri e la cui zona è soprattutto il versante piemontese delle Alpi.
       Nel 1920 lo stesso Roux organizza le Giornate di Studio della Società Botanica di Francia. Il resoconto è la prima e la più importante recensione della flora di questo sito, che beneficia degli appunti di numerosi botanici che presero parte all'escursione. Tra Bonneval e l'Ecot sono notate 66 specie, dall'Ecot al rifugio delle Evettes, ovvero 561 m. di dislivello, sono citate 98 piante. Nei dintorni del rifugio 34 altre specie, nel ghiaione dell' Ouille du Midi 10 nuove piante, altre 18 nella morena del ghiacciaio delle Evettes, e infine la discesa nelle gole della Reculaz fornisce lo stesso 8 novità, il che dà un totale di 234 specie interessanti in questo percorso. Molte di queste piante fanno parte delle più rare della Francia e la loro concentrazione è veramente eccezionale in questo perimetro. Si tratta di un conservatorio di grandissimo interesse per lo studio e la ricerca biologica.

    Ufficio del Turismo
    73480 Bonneval-sur-Arc
    Tel. 04.79.05.95.95 - Fax : 04.79.05.86.87
    E-mail : info@bonneval-sur-arc.com
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